Intervista di Roberto Cavallera per Cuneiforme

Intervista di Roberto Cavallera per Cuneiforme 

Piacevolmente seduti all’ombra di uno dei più vecchi castagni nella provincia di Cuneo, qui in zona Bergemoli, vicino a Demonte, io e l’intervistatore ci troviamo per una piacevole conversazione da condividere con voi

1) quando hai iniziato la tua attività artistica?

Quando avevo 6/7 anni, mi ricordo che già disegnavo e che la mia opera era esposta pubblicamente in cima al raccoglitore delle caramelle che mia madre aveva vicino alla casa della nostra pasticceria che si chiamava Prato ed era in Corso Nizza a Cuneo. Locale molto ben frequentato, infatti, la prima vendita di una mia opera, in realtà un baratto, fu lì. Feci un bel disegno a matita e acquarelli di un mazzo di carte, in cambio di un bel cavallo in porcellana. Contemporaneamente nutrivo una grande passione per l’arte rinascimentale, per cui già a 13/14 anni intraprendevo viaggi fino a Milano per vedere Leonardo, Raffaello e altre opere come il magnifico cesto del Caravaggio, ovviamente a mia madre dicevo che andavo a farmi un giro da amici. Via possiamo quindi dire una malattia precoce da cui non se sono più uscito. Il grande cambiamento è avvenuto a metà degli anni 80 quando ho rivolto la mia attenzione dalla storia al presente. Anche perché per molto tempo ho vissuto questa passione in modo più riservato per cui non ho mai avuto interesse a una visibilità esterna del mio percorso creativo e al confronto con la realtà. Questo spostamento, infatti, mi ha allontanato da un approccio più classico (pittura e disegno) portandomi alla sperimentazione e alla scoperta di altre forme espressive.

2) con quali materiali preferisci esprimerti?

Non m’interessa molto il materiale o la forma, cioè per me è secondario, prima viene una riflessione, un qualcosa scaturito da un’esperienza che rimane nei miei pensieri e poi sorge la necessità, un’urgenza di renderla fisica. Infatti quasi sempre una mia opera nasce da un’esigenza di trasformare un’idea, un concetto, un incontro, un’emozione in qualcosa di reale. Per poterlo fare coinvolgo, a seconda delle necessità tecniche/fisiche, amici o professionisti competenti al processo/creazione che desidero realizzare o al materiale che voglio adattare al mio dar forma, diciamo quindi una declinazione concettuale che cerca un “corpo”. Questo è molto affascinante perché spesso il percorso si trasforma, si arricchisce di potenziali inaspettati, nuovi, a cui forse non sarei mai potuto arrivare senza questi nuovi incontri.

3) come descriveresti il tuo lavoro?

La vita? Sì forse la vita stessa, poiché tutto il mio processo creativo è legato a costruire arte, sia fisica (oggetti, sensazioni, relazioni, temporalità …) sia di struttura (mostre, conferenze, eventi…), giacché in un territorio così parco di arte, come la nostra provincia, tutto deve essere ideato e fatto crescere. Infatti la mia azione artistica si è sempre mossa su due strade: una in ambito prettamente artistico, realizzando singole opere o eventi artistici, e una in ambito organizzativo, creando e sostenendo associazioni (Ph2o Arte, Associazione Borgocontemporanea, Magau, Thees, Art.ur … ), realizzando progetti sociali (Concorso Onirica, PH2O_Arte, Zooart, Manifestazoone, Acoa (arte contemporanea africana), sempre in dialogo e confronto con altre persone. Questo spesso mi ha portato a prendere funzioni improprie al mio essere artista, ma su cui ho agito “artisticamente” come spirito. Per cui quando mi è capitato di essere “critico” “giornalista” “storico” è sempre stato come gesto creativo, anche perché realmente io non ho queste competenze e capacità, per cui le vedo quasi come performance/happening, e non come un ruolo acquisito.
Io nasco e mi sviluppo artista e uso la vita e le sue forme come arte, anche quelle stesse del “sistema arte”.

4) chi o cosa ha influenzato la tua arte (arte, cinema, musica, letteratura, ecc.)?

Tutto col limite del proprio fisico e tempo. Sono un grande appassionato alla varità espressiva e alle sue forme estetiche, per cui passo dalla scenografia del carnevale di Rio alla ricerca estetica di Joris Karl Huysmans (vero nome Charles-Marie-Georges Huysmans), passando dal fumetto porno, da Tom of Finlad o Crepax, alle rilegature medievali, ascoltando Bach o i Rammstein. Guardando un film iraniano o un simpatico polpettone indiano. Oggi viviamo in una fantastica era in cui tutto sta mutando in modo indefinito, lo stesso concetto di cultura e di arte non è più quello di pochi anni fa, forse non ha nemmeno più senso parlare in questi termini. Un’era è finita ne sta iniziando un’altra, anzi è già iniziata, quella elettronica con questi grandi sviluppi biologici. Dove ci porterà, boh? ma è molto bello immergersi in essa. Per cui gli stimoli sono complessi e articolati, in continua trasformazione e scoperta.

5) lavori in uno studio? come organizzi di solito il tuo lavoro?

Non ho un posto fisso, diciamo che sicuramente ho uno spazio domestico dove potermi rilassare nei miei pensieri e dove avvio il processo di raccolta, ma ho molto bisogno di muovermi per poterli mettere in discussione e arrivare ad un compendio. Come già accennato il lavoro nasce da una necessità di dare forma a idee, pensieri, emozioni, contatti. Queste normalmente prima prendono forma in ipotesi, speculazioni, poi col disegno a matita butto giù delle forme fisiche che poi sono trasformate col pc in immagini più definite e che poi uso quasi sempre come bozza. Dopo, a seconda del lavoro mi consulto con diverse persone, sia per le forme espressive che per il modo più corretto di usare un materiale. Alla fine prende forma l’oggetto fisico vero e proprio che è la sintesi di tutto questo.
segui la scena artistica contemporanea? hai contatti o collabori anche con altri artisti?
Sì, ma più che seguire, che mi pare una forma passiva, direi che m’informo, cerco di conoscerla e di confrontarmi con essa. Come riferimenti ho quella italiana, francese e inglese, conosco poco quella tedesca, mentre per il resto ho solo radi dati informativi.
Come contatti ho un rapporto che dura da circa un anno con il Collettivo Ubique di Torino, attualmente composto da me, Eliana D. Langiu e Franco Ariaudo, con cui realizziamo azioni artistiche molto sperimentali. Ho anche molti rapporti con artisti e critici italiani e stranieri, ma anche amici con cui si condividono altri interessi, di diverse provenienze culturali e sociali. Ho un carattere alquanto determinato ma che ama molto essere messo in discussione, per cui sono sempre in continuo dialogo/rapporto col mondo che mi circonda.

6) quali sono i tuoi interessi al di là della tua attività artistica?

Come già accennato avendo attenzione aperta sono molti gli interessi che vorrei approfondire, l’arte però assorbe già molte delle mie energie. Tanto più che oggi essa si rapporta con tantissimi aspetti, dalla ricerca biologica all’impegno politico, dall’attenzione sociale alla ricerca estetica dei media. Per cui rimangono piccoli spazi in cui amo immergermi nella natura. Mi piace molto camminare in ambienti boschivi, in montagna o al mare, nelle ore mattutine o al tramonto. Mi affascina e rimango sempre meravigliato da questo mondo che ci circonda da questo grande mistero che è la vita e le sue rappresentazioni.

7) i tuoi progetti futuri?

Attualmente, fino alla fine di Aprile, ho un piccolo intervento a Milano, presso la Galleria Trasparente, legato a un percorso dedicato al tema dell’identità umana e del suo trasformarsi. In altra forma ho anche avviato la serie di progetti legati dal titolo “camminamento” che trattano il tema della “spiritualità” che per ora ha visto compiersi la prima parte di un progetto che è strutturato in 4 fasi, legati in questo momento ad alcune riflessioni scaturite dall’avvicinarmi alla cultura buddistica. Sto anche strutturando un progetto più articolato di azioni artistiche da realizzare in spazi più pubblici che è raccolto sotto la sigla “do@time”, una prima azione ha avuto corso a Londra l’anno scorso nei giorni di Frieze, con un positivo riscontro di pubblico e un certo consenso di critica. Col Collettivo Ubique sto invece realizzando il progetto “Pizzini” che ha preso forma da poco e che stiamo avviando per il prossimo autunno. Supporto artisticamente anche l’Associazione Art.ur per l’ottava edizione dello Zooart e di Manifestazoone, poi sto seguendo una mostra che si farà a fine Aprile sull’omossessualità e di campi di sterminio presso la sala mostre della Provincia di Cuneo. In autunno ci sarà poi la prima edizione dell’Acoa (arte contemporanea africana) ideato dall’Associazione Itinerari Africani di Cuneo che mi ha coinvolto in questo nuovo progetto. Come vedi mi sto muovendo su diversi fronti e altri stanno per aprirsi, in particolare un progetto che mi sta molto a cuore a Berlino e un’iniziativa molto sperimentale a Torquay, ma te ne parlerò appena saranno più strutturati.

7) dove si possono vedere i tuoi lavori? hai un sito internet?

Quando realizzo un oggetto artistico poi non mi curo molto del suo cammino, distaccatosi da me procede, lo lascio al suo fato. Mi ricordo che ho alcune opere presso dei collezionisti italiani e francesi. Ho anche dei lavori presso la Fondazione Peano e la Fondazione Delfino di Cuneo, mentre per il PAN di Napoli avevo realizzato un piccolo collage. Altri pezzi sono presso il Centro Artistico di Cagnes (Francia); la Fondazione Fournos di Atene (Grecia), Fondazione Lanitis di Limassol, (Cipro). Nel 2000 avevo realizzato il progetto web “Impronta” che è stato archiviato presso il museo interattivo di Agricole de Colonie e presso il fondo Rhizome (New York – USA). Come galleria di riferimento ho la Helga Fox Gallery di Londra e la P.H2O Arte di Cuneo, curata da Ornella Calvetti.
Per quello che riguarda il web ho un piccolo sito da cui è possibile scaricare i pdf delle mostre più recenti, che ora è in aggiornamento dovrebbe essere completato entro fine Maggio. Poi se si cerca con Google penso che si trova quasi tutto il mio processo creativo.


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