Testo di Enrico Perotto 2010

L’arte, per Domenico Olivero, è il piacere di capire e di comunicare i significati che contano della realtà in cui viviamo. Con la leggerezza e la chiarezza di un pensiero poetico, Domenico rende sensibili allo sguardo i residui esistenti di verità nel rapporto tra le parole e le cose, esalta le relazioni interpersonali autentiche, purificate dai condizionamenti e dagli artifici delle convenzioni sociali, recupera il valore dell’armonia con gli elementi della natura, vero e proprio stato di necessità per tutti noi, e costruisce intrecci dinamici di immagini, odori e suggestioni ottiche, svincolandoli da ogni pesantezza materiale e da qualsiasi forma di rappresentazione illusoria dello spazio. Il metodo di lavoro dell’artista si basa innanzitutto sul momento ideativo del disegno o del progetto grafico, che in genere prevede il coinvolgimento sensoriale e intellettivo del pubblico dei suoi lavori. Olivero, infatti, predilige una concezione umanistica del fare (e del ‘fruire’) arte: la sua è una ricerca continua di possibilità di condivisione dell’ideazione artistica, di costruzione di atti percettivi, di scambio di esperienze emozionali, ancor prima che culturali, con e tra i partecipanti alle sue azioni performative. Il vissuto psichico personale di Domenico è messo in gioco nei suoi interventi ambientali o nelle sue elaborazioni digitali, che tentano di scalfire la mera solitudine del viaggio esistenziale di ciascuno di noi, riscoprendo aspetti particolari della memoria del passato, fermando il nostro sguardo su suggestioni visive penetranti del presente e contrastando la distrazione e l’indifferenza con la curiosità e la vivacità dei sensi. Fantasioso combinatore di linguaggi intermediali, Domenico è autore da più di un decennio di opere pittoriche, interventi ambientali, installazioni, video, quadri digitali e pratiche artistiche in rete. Egli opera in sintonia con il principio della smaterializzazione delle forme del mondo reale, già teorizzato dalle neo-avanguardie del dopoguerra, e si concentra sulla volontà di contestare il potere dei media, trasformando i criteri dominanti della tecnologia in occasioni di reinvenzione dei meccanismi della comunicazione. La scelta estetica, di conseguenza, è tutta rivolta alla creazione di eventi, alla progettazione di specifiche performances, che comportano situazioni di interferenza tra artista e fruitori, impostate soprattutto sui valori dell’affettività individuale, del rispetto per l’ambiente e dell’etica sociale, nonché alla partecipazione a occasioni collettive di incontro per cybernauti protagonisti o spettatori della net art, nuova agorà planetaria degli artisti nel mondo di Internet. Olivero, pertanto, sembra fare affidamento al significato del nome del progetto denominato Life_sharing o «condivisione della vita», quello che un gruppo di artisti italiani residenti a Barcellona, gli 0100101110101101.org, ha aperto dal 2000 nel Web e consistente in «una sorta di manifesto per la libera circolazione dell’informazione e insieme [in] un utopico appello alla condivisione totale delle risorse sulla rete» (1). Anche l’arte di Domenico, alla pari di quella dell’americano Robert Adrian X, un pioniere dell’arte telematica, si presenta, dunque, come «un nuovo mondo in cui puoi entrare […] Non riguarda le cose, riguarda le connessioni» (2).

Enrico Perotto

  1. V. Tanni, Net art: genesi e generi, in A. Balzola, A. M. Monteverdi, Le arti multimediali digitali. Storia, tecniche, linguaggi, etiche ed estetiche delle arti del nuovo millennio, Milano, Garzanti, 2004, p.285.
  2. Cfr. ibid., p. 277.


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