Testo a cura di Tarcisio Dutto 2009

Il percorso artistico di Domenico Olivero è strettamente legato al suo esistere. Si tratta di una simbiosi fra due grandi interrogativi, perché vivere e perché fare arte.

L’artista a causa di un percorso intimi difficile e articolato ha sempre manifestato dubbi sul senso di entrambe le esperienze. Una capitata suo malgrado l’altra scelta come unico spazio di libertà completa nel vivere, senza fini e senza motivi se non il farsi stesso, alla fine si potrebbero sovrapporre le due esperienze.

Come forti sono i temi del suo vissuto, adozione, violenze, identità; un insieme di temi da cui si potrebbe ricavare un drammatico scenario, ma che l’artista ha plasmato in modo propositivo, creando un recupero visivo del suo fragile vissuto. Sicuramente una cifra dolorosa che non si compiange e guarda al futuro, che inesorabile, o forse per fortuna, arriverà comunque e nonostante.

Forte la cifra lirica, amorevole, delicata. In alcune opere la struttura poetica è parte stessa del lavoro, in particolare nei “piani sensibili”, serie di fogli in carta di alluminio, che rivelano, al tatto, frasi o segni che l’artista ha celato in attesa che qualcuno ne sveli entrando in contatto.

In altri l’agire sociale, il contesto culturale le strategie sociali sono elementi che formano il contesto e il senso dei suoi lavori, il recupero di comunità e confronto nella formazione identitaria.

Come nella vita ha avuto sguardi diversi anche nell’agire artistico ha un atteggiamento trasversale, soprattutto in questi recenti anni, ponendosi in diversi ruoli del fare processo artistico; divenendo così (artista) curatore, (artista) organizzatore, (artista) critico. Il tutto per riportare al centro la funzione dell’artista che a suo vedere dovrebbe essere l’unico attore dell’arte a cui gli altri dovrebbero fare riferimento.









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